
CITTA’ SENZA TEMPO
Il Paesaggio urbano attraverso la Fotografia a Foro Stenopeico
foto di Beppe Bolchi
Quando: dal 17/04/2010 al 08/05/2010
Inaugurazione sabato 17 aprile ore 18:00
“CITTÀ SENZA TEMPO” è un progetto di Beppe Bolchi che affronta il tema del paesaggio urbano con l’apparecchio a foro stenopeico. Il risultato che se ne ottiene sono immagini che uniscono, alla fissità dei luoghi e delle architetture, la traccia del passaggio delle persone, quindi la percezione della loro presenza, ma non la loro figura.
La città rappresentata in questo modo restituisce la valenza di case, edifici, arredi, quasi fini a se stessi, pur se disegnati e realizzati in funzione dell’uomo. Una rivincita che l’antica tecnica del foro stenopeico, con i suoi lunghi tempi di posa, con le sue visioni pensate e non rubate, fa in modo che sia la città stessa a entrare nell’immagine, a specchiarsi, ad aprirsi e rappresentarsi nella sua realtà, semplice o complessa, piacevole o meno bella, con prospettive assolutamente naturali, non falsate da obiettivi che vogliono codificare, stringere, allargare e quindi, in qualche modo, falsificare i luoghi stessi.
Gli abitanti, le persone, gli animali, sono solo fantasmi, tracce di un passaggio che c’è oggi e che c’era ieri e ci auguriamo ci sarà domani. Quello che viene impressionato stabilmente sulla pellicola sono invece le strutture che l’uomo ha costruito e che l’uomo può sì distruggere, ma che normalmente gli sopravvivono, testimoni di vite presenti e passate, contenitori di esistenze, di passioni, di dolori, di entusiasmi che via via si dissolvono lasciando il posto ai ricordi e alla storia. La città rimane in silenzio, ascolta, avvolge, protegge, a volte schiaccia e stritola chi non riesce ad adeguarsi ai ritmi imposti dai suoi simili, non certo da mura e cancelli erti per proteggere e conservare.
La fotografia a foro stenopeico, pur non restituendo i minimi dettagli consentiti dagli obiettivi sempre più tecnologici, riesce nell’intento di rendere l’atmosfera, unitamente a una assoluta leggibilità dei luoghi; una visione quasi onirica, ma comunque reale, così come tutti i lavori dell’Autore, che pur scatenando approcci creativi diversificati, riesce sempre a rendere efficacemente la realtà, offrendo nuovi spunti di visione e di analisi.
Il percorso di questo progetto si snoda attraverso paesi e città diversi fra loro, accomunati, però, dalla notazione autobiografica dell’Autore. Infatti si tratta di un viaggio a ritroso nel tempo, rivisitando tutti i luoghi più cari o che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Luoghi in cui ha trascorso momenti o anni, però tutti significativi del percorso stesso della sua esperienza, dei successi, delle difficoltà, delle sfide. Un tragitto che è anche celebrativo dei cinquanta anni trascorsi a stretto contatto con la Fotografia, dalla prima Bencini agli attuali apparecchi digitali.
Italia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Scozia, un viaggio nel mondo Occidentale pilotato dalle esperienze familiari e professionali che sono sempre diventate anche esperienze di vita.
Non solo architetture, ma luoghi, quelli frequentati nel tempo e ricordati come punti di riferimento nella vita dell’Autore. Dove è nato, dove è cresciuto, dove ha studiato e lavorato, dove ha conosciuto e incontrato gli amici, dove ha formato una famiglia. Luoghi legati alla memoria intrinseca, che sono sì parte della città, ma sono soprattutto elementi del proprio vissuto che non si vuole dimenticare, anzi, che si vuole far rivivere, quasi eternare.
Una biografia per immagini, raccontata con la genuinità e la spontaneità di un mezzo antico come la Camera Obscura e il Foro Stenopeico, riprodotta su un supporto altamente tecnologico come le pellicole a sviluppo immediato, attraverso un negativo che ne raccoglie e tramanda i dettagli.
La morbidezza delle immagini dovuta alla tecnica di ripresa, ben si presta a rappresentare la memoria; l’assenza del colore, pur nelle pastose tonalità dei grigi, restituisce questi ricordi senza altre emozioni, fermando il tempo e, allo stesso momento, rappresentandolo pienamente con le lunghe pose necessarie per impressionare propriamente la pellicola.
Il movimento e la vita scorrono ugualmente in queste immagini, anzi, ne sono incorporati e proprio queste immagini diventano contenitori degli attimi, dei giorni, degli anni trascorsi. In alcuni casi la situazione è cambiata, le case e gli edifici sono stati ristrutturati o hanno addirittura cambiato destinazione, ma questo non cambia il loro significato all’interno di questo percorso. In altri casi, la documentazione si è estesa, a rappresentare più compiutamente la città nelle sue caratteristiche intrinseche, diventando come un progetto a latere, stimolato da una matrice comune, ma autonomo per il tentativo di restituire il tempo a luoghi più ampiamente conosciuti e riconoscibili, seppur filtrati dalla stessa esperienza e rappresentati con la stessa tecnica.
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Beppe Bolchi
Docente del Dipartimento Attività Culturali della FIAF.
Appassionato di fotografia da quando aveva 12 anni, ha percorso tutte le esperienze fotografiche amatoriali, giungendo successivamente al professionismo.
Ha collaborato con Polaroid dal 1985, verificando qualità e tecniche creative delle pellicole a sviluppo immediato, di cui è il riconosciuto esperto e supporter.
Ha esposto al Museum of Fine Arts di Boston, a Milano, Glasgow, in Spagna, Parigi e Arles.
Collabora con importanti Scuole di Fotografia e ha tenuto applauditi Workshop ad Arles e persino all’Università “Rangsit” di Bangkok.
Organizza Mostre, fra cui quella su Ansel Adams, oltre a numerose altre sulla Documentazione del Territorio.
I suoi ultimi progetti sono un libro sul Fiume Po, le ricerche Città Senza Tempo, Prospettive Multiple e Ciclopsìe, con le quali interpreta in maniera innovativa le architetture e il paesaggio.
www.farefotografie.it