PREMIO FANTINI 2010 – RAOUL IACOMETTI – Reportfolio (13 NOV / 4 DIC 2010)

10 novembre 2010

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-  P R E M I O   F A N T I N I  2 0 1 0  -

REPORTFOLIO
foto di Raoul IACOMETTI
Quando: dal 13/11/2010 al 04/12/2010
Premiazione ed inaugurazione sabato 13 Novembre ore 18:00

Quando si fotografa lo si fa sempre avendo in mente una storia che si vuole raccontare. Quello che cambia, tuttavia, è il modo di farlo: quello più tradizionale e classico prevede un inizio, uno sviluppo e una conclusione  immediatamente leggibili che possono però avere il limite della prevedibilità. Per evitarlo si può seguire un metodo diverso ed è questa la strada seguita da Raoul Iacometti che gioca con le sue immagini muovendole come in una grande scacchiera di fronte a cui in un primo momento si può rimanere perplessi ma che poi attrae l’osservatore fino a coinvolgerlo in un gioco mentale particolarmente intrigante. Qui, infatti, il discorso è volutamente sincopato, avanza per analogie, per richiami, per affinità usando un linguaggio modernissimo che sembra ispirarsi a quello cinematografico. Sono istanti di realtà apparentemente diversi tra di loro, frammenti di situazioni che si compiono anche lontanissime l’una dall’altra, attimi casuali e irripetibili che, grazie alla fotografia, si riuniscono in un racconto che l’osservatore può comporre a suo piacimento

(Roberto Mutti)

Raoul Iacometti, nato a Milano nel 1961, svolge l’attività di fotografo free-lance alternando la ricerca personale al lavoro commerciale nei più diversi settori, dal reportage al food and beverage, dall’architettura di interni al paesaggio. Alla fotografia di matrimonio, infine, dedica una particolare attenzione con esiti caratterizzati da una marcata creatività e originalità.

Le sue fotografie sono state pubblicate su riviste di settore e su cataloghi di Saloni Internazionali, utilizzate in siti web, su calendari e su CD covers. Intensa anche l’attività espositiva che l’ha visto protagonista di mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Fra i suoi lavori più significativi sono da ricordare “Di terra e di fuoco” (2006), “Ai confini del mare” (2003/2008), “Tre giorni a Madrid” (2007) una copia conservata presso l’Archivio Fotografico Italiano, “I suoni delle Dolomiti” (2007), “Di serra” (2008), “Quale madre” (2008) dedicato al tema della maternità e “Botteghe” (2009) sulla filiera agroalimentare e sull’importanza del cibo nella nostra vita quotidiana.

Ha ricevuto molti riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali. Sue fotografie fanno parte di importanti collezioni private.

GRUPPO NAMIAS – Antiche tecniche fotografiche (16 OTT / 6 NOV 2010)

10 novembre 2010

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GRUPPO NAMIAS
Antiche tecniche fotografiche
Quando: dal 16/10/2010 al 6/11/2010
Inaugurazione sabato 16 Ottobre ore 18:00

Queste stampe non sono le solite fotografie. Ciò che si ottiene è profondamente diverso da come le abbiamo sempre conosciute: viene voglia di toccarle per capire di cosa sono fatte perché l’immagine appare su un vero foglio di carta, con le sue fibre e la sua superficie tattile. Talvolta l’immagine stessa è materia, e nessuna è uguale all’altra così come deve essere un onesto prodotto di artigianato. C’è chi fa riferimento all’alchimia, ma questa ha ricevuto i primi colpi mortali da Robert Boyle già a metà del XVII secolo, e Antoine-Laurent Lavoisier l’ha definitivamente deposta nella tomba. Niente di tutto ciò: la fotografia è figlia dei lumi, della razionalità e dell’applicazione di conoscenze, del connubio di ottica e chimica nel tentativo iniziale di produrre dei multipli a buon mercato, poi di fare in modo che la natura ritragga se stessa, infine di metterla alla pari delle altre arti figurative

Il “Gruppo Rodolfo Namias” (GRN) è stato fondato a Parma nel 1991, prendendo il nome dal Maestro della Chimica Fotografica italiana; è associato FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) ed è inserito nei Gruppi Nazionali.

Negli anni ‘80 alcuni amanti della fotografia hanno avvertito l’opportunità di stampare le proprie immagini su materiali sensibili non convenzionali, per ottenere una qualità diversa, non raggiungibile con le comuni carte agli alogenuri d’argento.
Gli operatori fra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo erano riusciti a mettere a punto la preparazione di un’ampia gamma di superfici sensibili, costretti, specie nella seconda metà del 1800, a produrre ciò che il mercato ancora non offriva. Le qualità estetiche ottenibili con tante diverse preparazioni convinsero in tempi più recenti molti fotoamatori a rivolgersi a quelle che, a buon diritto, prendono il nome di Antiche Tecniche (AT).
Una riscoperta che ha ancora più valore oggi, epoca in cui, dallo scatto alla stampa finita, il tempo di attesa è stato compresso in pochissime ore, grazie all’avanzatissima tecnologia che supporta l’industria fotografica.
La nostra scelta, che in sostanza rifiuta la standardizzazione dei risultati automaticamente costanti ed uguali delle foto moderne, va verso una fotografia che sposa creatività e manualità, dove l’immagine è fatta anche da matericità, superfici e rese tonali notevolmente diverse tra loro.

I suoi scopi sono:

  • la riscoperta, lo sviluppo in tutte le sue forme e l’elaborazione dei processi fotografici sia storici che alternativi a quelli industriali di massa, dai quali si distinguono per la prevalente componente manuale che li caratterizza;
  • l’organizzazione e la partecipazione a mostre fotografiche ed eventi che abbiano caratteristica di produzione di immagini, e iniziative collaterali;
  • la promozione, lo sviluppo e l’incremento della conoscenza e della diffusione delle Tecniche stesse anche attraverso iniziative didattiche, culturali e ricreative, convegni, corsi, collaborazioni con riviste specializzate, avvalendosi di qualunque mezzo di comunicazione adeguato allo scopo.

PAOLO MONTI – Archivio Fototeca (18 SET / 9 OTT 2010)

14 settembre 2010

PAOLO MONTI

ARCHIVIO FOTOTECA
foto di Paolo Monti
Quando: dal 18/09/2010 al 09/10/2010
Inaugurazione sabato 18 Settembre ore 18:00

Paolo Monti nasce a Novara l’11 agosto 1908. In famiglia trova il primo germe della sua vocazione per la fotografia, attraverso il padre Romeo. Monti si forma trascorrendo l’intera infanzia e la giovinezza in piccole città di provincia dove la famiglia si sposta per seguire il lavoro del padre. Si laurea in economia politica alla Bocconi di Milano ma la carriera di dirigente industriale lo porta a vivere a Venezia, città che contribuisce a sancire definitivamente il suo legame con la fotografia. In questi anni il gruppo fotografico più attivo è La Bussola, fondata da Giuseppe Cavalli, che pubblica sulla rivista Ferraia un famoso manifesto sulla fotografia.
Superando alcuni valori estetici di Cavalli e del suo gruppo, nel 1947 Monti con altri tre amici fonda il circolo La Gondola, che quattro anni più tardi si è già imposto internazionalmente come movimento d’avanguardia. A 45 anni, quando Monti decide di interrompere la carriera di dirigente e di trasferirsi a Milano per dedicarsi interamente alla fotografia, è già un punto di riferimento per un’intera generazione di  fotografi.

Concorso Nazionale “1°Gioberto d’Argento – Premiazione e Proiezione (18 SET 2010)

14 settembre 2010



CONCORSO NAZIONALE PER AUDIOVISIVI
” 1° Gioberto d’Argento ”
Premiazione e Proiezioni

sabato 18 Settembre ore 16:30

La tecnica dell’audiovisivo fotografico, grazie alle nuove tecnologie, ha ritrovato nuove energie tra i fotografi appassionati di proiezioni. Le tecniche digitali hanno infatti permesso di ridurre in modo sensibile le apparecchiature necessarie ad una video proiezione e, in qualche modo, hanno semplificato le procedure di realizzazione.
Nel 2007 è stato istituito un concorso nazionale a circuito per audiovisivi, che si svolge a tappe e coinvolge una quindicina di giurie tutte chiamate ad esprimersi sui lavori partecipanti. Ogni giuria del circuito stila una propria classifica che determina i vincitori di quel concorso. Al termine di tutti i concorsi che fanno parte del circuito, attraverso la comparazione dei risultati, si determina la classifica
nazionale. Da quest’anno anche la nostra città, attraverso il GieFFeSSe, è entrata nel circuito nazionale. Il premio che verrà assegnato è stato denominato Gioberto d’Argento. Nel corso della premiazione degli autori saranno proiettati i lavori classificati nelle prime
posizioni.

GABRIELE CROPPI – New york (15 MAG / 6 GIU 2010)

11 maggio 2010

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NEW YORK
Metafisica di un paesaggio urbano
foto di Gabriele Croppi
Quando: dal 15/05/2010 al 06/06/2010
Inaugurazione sabato 15 Maggio ore 18:00

Cos’è succede a New York? Il trambusto assordante di Grand Central, la folla appiccicosa e incessante di Time Square, le lunghe file di taxi lungo Broadway: non rimane più nulla. È sceso il silenzio e le strade si sono svuotate. Misteriose presenze violano uno spazio irreale e vuoto, come attori trovatisi improvvisamente su un palco senza un copione da recitare. E dietro di loro, la scenografia di una città dagli spazi e dai tempi dilatati.

L’ultima ricerca fotografica di Gabriele Croppi conferma, ancora una volta, una particolare vocazione al dialogo e alla contaminazione fra fotografia e altre arti. Qui più che altrove, si palesa il richiamo alla tradizione pittorica metafisica, e a certi esiti della pittura realista americana degli anni ‘30, in cui la fotografia ebbe tanta parte. La dialettica fra (un insolito) paesaggio urbano e presenza umana, si fa particolarmente straniante, quanto più emergono i tratti distintivi e simbolici della New York radicata nell’immaginario comune. È la ricerca di una dimensione entro la quale si spende un linguaggio fotografico che sembra tornare alle proprie origini, giocato sul filo di un realismo proclamato ma sempre disatteso, in maniera ambigua e sottile, come «una nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera  a livello del tempo (R.Barthes)».

Gabriele Croppi nasce a Domodossola il 9 maggio 1974.

Alla sua innata passione per la pittura si aggiunge, negli anni, quella per la fotografia. Si dedica per anni al reportage, lavorando nei Balcani, in Amazzonia, ed in altre realtà dell´area latino-americana. Parallelamente, dalla metà degli anni ´90, sviluppa una ricerca incentrata sul rapporto fra fotografia ed altre arti: dalla pittura (”Guernica 2000″, 1999; “Omaggio a Sironi”; 2007), alla letteratura (le ricerche ispirate alla poesia di Borges e Pessoa, 1998-2004), sino al cinema (”Visioni”, 2006-2007).

Nel 2005 firma il suo primo lungometraggio, “l´innocenza della mano”, film-documentario dedicato all´artista Fausto Pagliano. Fra i suoi lavori più recenti la serie “Horror vacui” (2008), e una ricerca sul tema della “post-memoria” (2008), attraverso la rivisitazione dei luoghi della Shoah. Attualmente, vive e lavora a Milano nel campo editoriale, dedicandosi anche all´insegnamento presso l´Istituto Italiano di Fotografia. Di lui hanno scritto Roberto Bertinotti, Fabio Castelli, Maria Teresa Cerretelli, Denis Curti, Luigi Erba, Enrico Fovanna, Ettore Mo, Roberto Mutti, Giuseppe Possa, Pio Tarantini.

www.gabrielecroppi.com

Premi e riconoscimenti:

2009

-Photoespaña 2009, sez. “Descubrimientos PHE”

- finalista Kl photoawards 2009

- Premio della qualità creativa in fotografia professionale Tau Visual: Primo classificato sez. “Architettura e Interior design”,  Primo classificato sez. “viaggi ed etnica”.

2008

-International Photography Awards 2008, professional onorable mention sez. “Cityscape”, professional onorable mention sez. “Other”.

-Premio della qualità creativa in fotografia professionale Tau Visual: Secondo classificato sez. “Interior design”,  Secondo classificato sez. “fotogiornalismo d´approfondimento”, menzione d´onore Sez. Arte fotografica.

2007.

-Finalista Celeste Prize.

2006

-Finalista Premio Fotografia Italiana Arte Contemporanea

2001

-Finalista Premio Vender.

GABRIELE CROPPI

NEW YORK

Metafisica di un paesaggio urbano

BEPPE BOLCHI – Città senza tempo (17 APR / 8 MAG 2010)

13 aprile 2010

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CITTA’ SENZA TEMPO
Il Paesaggio urbano attraverso la Fotografia a Foro Stenopeico
foto di Beppe Bolchi
Quando: dal 17/04/2010 al 08/05/2010
Inaugurazione sabato 17 aprile ore 18:00

“CITTÀ SENZA TEMPO” è un progetto di Beppe Bolchi che affronta il tema del paesaggio urbano con l’apparecchio a foro stenopeico. Il risultato che se ne ottiene sono immagini che uniscono, alla fissità dei luoghi e delle architetture, la traccia del passaggio delle persone, quindi la percezione della loro presenza, ma non la loro figura.

La città rappresentata in questo modo restituisce la valenza di case, edifici, arredi, quasi fini a se stessi, pur se disegnati e realizzati in funzione dell’uomo. Una rivincita che l’antica tecnica del foro stenopeico, con i suoi lunghi tempi di posa, con le sue visioni pensate e non rubate, fa in modo che sia la città stessa a entrare nell’immagine, a specchiarsi, ad aprirsi e rappresentarsi nella sua realtà, semplice o complessa, piacevole o meno bella, con prospettive assolutamente naturali, non falsate da obiettivi che vogliono codificare, stringere, allargare e quindi, in qualche modo, falsificare i luoghi stessi.

Gli abitanti, le persone, gli animali, sono solo fantasmi, tracce di un passaggio che c’è oggi e che c’era ieri e ci auguriamo ci sarà domani. Quello che viene impressionato stabilmente sulla pellicola sono invece le strutture che l’uomo ha costruito e che l’uomo può sì distruggere, ma che normalmente gli sopravvivono, testimoni di vite presenti e passate, contenitori di esistenze, di passioni, di dolori, di entusiasmi che via via si dissolvono lasciando il posto ai ricordi e alla storia. La città rimane in silenzio, ascolta, avvolge, protegge, a volte schiaccia e stritola chi non riesce ad adeguarsi ai ritmi imposti dai suoi simili, non certo da mura e cancelli erti per proteggere e conservare.

La fotografia a foro stenopeico, pur non restituendo i minimi dettagli consentiti dagli obiettivi sempre più tecnologici, riesce nell’intento di rendere l’atmosfera, unitamente a una assoluta leggibilità dei luoghi; una visione quasi onirica, ma comunque reale, così come tutti i lavori dell’Autore, che pur scatenando approcci creativi diversificati, riesce sempre a rendere efficacemente la realtà, offrendo nuovi spunti di visione e di analisi.

Il percorso di questo progetto si snoda attraverso paesi e città diversi fra loro, accomunati, però, dalla notazione autobiografica dell’Autore. Infatti si tratta di un viaggio a ritroso nel tempo, rivisitando tutti i luoghi più cari o che in qualche modo hanno segnato la sua vita. Luoghi in cui ha trascorso momenti o anni, però tutti significativi del percorso stesso della sua esperienza, dei successi, delle difficoltà, delle sfide. Un tragitto che è anche celebrativo dei cinquanta anni trascorsi a stretto contatto con la Fotografia, dalla prima Bencini agli attuali apparecchi digitali.

Italia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Scozia, un viaggio nel mondo Occidentale pilotato dalle esperienze familiari e professionali che sono sempre diventate anche esperienze di vita.

Non solo architetture, ma luoghi, quelli frequentati nel tempo e ricordati come punti di riferimento nella vita dell’Autore. Dove è nato, dove è cresciuto, dove ha studiato e lavorato, dove ha conosciuto e incontrato gli amici, dove ha formato una famiglia. Luoghi legati alla memoria intrinseca, che sono sì parte della città, ma sono soprattutto elementi del proprio vissuto che non si vuole dimenticare, anzi, che si vuole far rivivere, quasi eternare.

Una biografia per immagini, raccontata con la genuinità e la spontaneità di un mezzo antico come la Camera Obscura e il Foro Stenopeico, riprodotta su un supporto altamente tecnologico come le pellicole a sviluppo immediato, attraverso un negativo che ne raccoglie e tramanda i dettagli.

La morbidezza delle immagini dovuta alla tecnica di ripresa, ben si presta a rappresentare la memoria; l’assenza del colore, pur nelle pastose tonalità dei grigi, restituisce questi ricordi senza altre emozioni, fermando il tempo e, allo stesso momento, rappresentandolo pienamente con le lunghe pose necessarie per impressionare propriamente la pellicola.

Il movimento e la vita scorrono ugualmente in queste immagini, anzi, ne sono incorporati e proprio queste immagini diventano contenitori degli attimi, dei giorni, degli anni trascorsi. In alcuni casi la situazione è cambiata, le case e gli edifici sono stati ristrutturati o hanno addirittura cambiato destinazione, ma questo non cambia il loro significato all’interno di questo percorso. In altri casi, la documentazione si è estesa, a rappresentare più compiutamente la città nelle sue caratteristiche intrinseche, diventando come un progetto a latere, stimolato da una matrice comune, ma autonomo per il tentativo di restituire il tempo a luoghi più ampiamente conosciuti e riconoscibili, seppur filtrati dalla stessa esperienza e rappresentati con la stessa tecnica.

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Beppe Bolchi

Docente del Dipartimento Attività Culturali della FIAF.

Appassionato di fotografia da quando aveva 12 anni, ha percorso tutte le esperienze fotografiche amatoriali, giungendo successivamente al professionismo.

Ha collaborato con Polaroid dal 1985, verificando qualità e tecniche creative delle pellicole a sviluppo immediato, di cui è il riconosciuto esperto e supporter.

Ha esposto al Museum of Fine Arts di Boston, a Milano, Glasgow, in Spagna, Parigi e Arles.

Collabora con importanti Scuole di Fotografia e ha tenuto applauditi Workshop ad Arles e persino all’Università “Rangsit” di Bangkok.

Organizza Mostre, fra cui quella su Ansel Adams, oltre a numerose altre sulla Documentazione del Territorio.

I suoi ultimi progetti sono un libro sul Fiume Po, le ricerche Città Senza Tempo, Prospettive Multiple e Ciclopsìe, con le quali interpreta in maniera innovativa le architetture e il paesaggio.

www.farefotografie.it

FABIO GIACUZZO – Viaggio tra i silenzi (20 MAR / 10 APR 2010)

14 marzo 2010

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Fabio Giacuzzo – VIAGGIO TRA I SILENZI
Quando: dal 20/03/2010  al 10/04/2010
Inaugurazione sabato 20 Marzo ore 18:00

raccolta di fotografie dal 2003 ad oggi

Le fotografie che presento fanno parte di un lavoro che, iniziato nei primi anni 90 e tutt’ora in corso, si e’ naturalmente articolato, “strada facendo”, in vari episodi ben distinti. Il lavoro, che in pratica ha accompagnato dagli inizi ad oggi la mia formazione fotografica e’ sempre  stato impostato con una forte motivazione allo sviluppo più delle forme rappresentative che dei contenuti, che sono rimasti, in sostanza, i paesaggi lagunari. L’intento è sempre stato quello di rappresentare i luoghi non come documento ma piuttosto come atmosfera e sensazione; ciclicamente nel corso degli anni gli stessi luoghi sono stati ri-visti e ri-rappresentati in modo sempre diverso.
“Viaggio tra i silenzi”, che si compone attualmente di una trentina di immagini e’ per adesso l’ultimo di quattro episodi; non e’ considerato da parte mia un punto di arrivo, ma solamente una tappa, che comunque considero importante, di un percorso. Nonostante ci stia lavorando da parecchi anni e forte sia la voglia di esplorare strade nuove, sento di avere ancora grande energia e motivazione nel proporre questi paesaggi rendendoli sempre più minimali; forte e’ la curiosità che mi spinge ad “osare” sempre di più nell’isolare nel nulla segni che al primo sguardo possono apparire del tutto insignificanti.
I luoghi fotografati sono meta di piccoli viaggi più “interiori” che reali, i posti sono infatti tutti o quasi raggiungibili in giornata da casa mia; qui tra i silenzi mi rifugio a cercare e talvolta vi trovo il mio spazio meditativo, il luogo della ricerca di un riequilibrio fisico e soprattutto  interore. Succede talvolta che il luogo non e’ come lo immaginavo o come lo ricordavo dal “viaggio” precedente; partendo quindi dalla ricerca dell’inquadratura più adatta, escludendo quello che spesso e’ di troppo, comincio a ri-creare il mio personale paesaggio interiore. Il tempo lungo, almeno della durata di un profondo respiro, e’ il tentativo di dare una dimensione in più alla bidimensionalità dell’immagine, quasi una rarefazione spazio-temporale, quell’attimo di pace e di consapevolezza interiore che, si vorrebbe, si propagasse all’infinito.

Le dimensioni delle fotografie sono di 45X45 cm. e sono stampate personalmente su carta opaca ai sali d’argento.

Fabio Giacuzzo.

Il silenzio in fotografia è tacito, è evidente, è scontato, la fotografia non può parlare, non può raccontarci la verità su come è stata fatta,  come non può trasmetterci odori e sensazioni, ma il nostro cervello sì, è lui che elabora e restituisce individualmente, quanto legato al  nostro vissuto alla nostra esperienza, emozioni, odori, urla e silenzi. E i silenzi di Fabio Giacuzzo sono interminabili, intensi come se ci  fosse un’intesa fra lui e la natura che non permette di rovinare l’incanto a noi osservatori frettolosi. Non ci sono figure nelle sue immagini  solo cose, cose appoggiate, neppure l’acqua del mare da sempre in continuo movimento sembra muoversi, sembra sospesa, appesa al  cielo o trattenuta da lunghi pali, che si ergono fino al cielo, graffiandolo. Pali raccolti a formare una zattera, un approdo, pali solitari o contrapposti, pali come sentinelle come presenze, pali come confini, barriere. E i paesaggi diventano inventati, irreali, ma solari come nei “capricci” della pittura cinquecentesca, avvolti nel mistero, ma anche nel silenzio dei paesaggi giapponesi di Hiroshige.
Ci si avvicina a queste immagini in punta di piedi, cercando di non importunarle con inutili rumori, osservandone la cura e la precisione  della realizzazione che non lascia nulla al caso. Neri e bianchi sono distanziati da una morbida presenza di grigi in un’armonica scala di  sfumature senza soluzione di continuità.

In una società che ci vede in una frenetica rincorsa, queste immagini ci sembrano fuori dal tempo, improbabili, ma siamo noi ad esserci persi, Fabio ci restituisce i nostri momenti migliori, il nostro io più profondo, dimenticato. E allora queste fotografie diventano un pretesto per esplorare noi stessi, per ripercorrere i nostri passi, per porci delle domande sulla nostra vulnerabilità di fronte alla grandezza della natura e capire la futilità della nostra corsa.

Fabio Rinaldi aprile 2009

RAFFAELE BONUOMO – Fossili Futuribili (20 FEB / 13 MAR 2010)

17 febbraio 2010

Fossili futuribili

Raffaele Bonuomo – FOSSILI FUTURIBILI
Quando: dal 20/02/2010  al 13/03/2010
Inaugurazione sabato 20 Febbraio ore 18:00

Il lavoro di Raffaele Bonuomo e in particolare queste immagini sono una profonda dichiarazione di fede verso alcune essenze della fotografia, quella della chimicità  e del divenire .Le sue immagini sono ottenute infatti “trasportando “o meglio trasferendo la gelatina impressionata da un supporto, quello del Polaroid, ad  un altro  cartaceo. Prendono le distanze  quindi dalla fotografia tradizionalmente e commercialmente intesa, mitizzata esclusivamente come quella pratica che coglie l’attimo, per divenire procedimento manipolativo e riflessione nel tempo , quindi post-prodotto . il risultato non è poi seriale ma un pezzo unico. Osservando da tempo il lavoro di Bonuomo emergono altre riflessioni ,prima di tutte quella a me cara , che sta diventando una delle connotazioni della fotografia contemporanea ,dell’ immagine multipla . un frammento in relazione con altri che fanno un unicum e che ci portano spesso nella sfera del polittico, del mosaico , dove la singola tessera è in sé per divenire altro da sé in successivo tempo e spazio .

In queste immagini contano e scrivono la propria storia anche i supporti ;quello Polaroid con i suoi pigmenti ,poi la gelatina che si stacca nell’acqua  come una placenta , quindi quelli cartacei su cui approda .E ciò ci ricorda che l’evoluzione della fotografia è anche questo , da Bayard , Daguerre , Nièpce  , Talbot in avanti.

Il tutto è una rilettura in chiave matericamente contemporanea  di quei processi che si risolvono in una natura morta “ ittica “che fa ancora riflettere sulla storia e visione dello sguardo . Oggi natura morta effimera , cangiante , paradossalmente generata proprio dall’acqua che è unpò un elemento naturale della fotografia.

LUIGI ERBA

Roberto Rognoni – Immagini di Immagini (23 Gen/13 Feb 2010)

24 gennaio 2010

FOTO web

Roberto Rognoni – IMMAGINI DI IMMAGINI
Quando: dal 23/01/2010  al 23/02/2010
Inaugurazione sabato 23 Gennaio ore 18:00

Il teatro è un avvenimento culturale assai complesso dove la comunicazione del messaggio è affidata ad una pluralità di elementi. In quanto esperienza sensoriale immediata, il teatro è in modo particolare immagine, ma immagine transitoria in continuo mutamento e con i caratteri della finzione e dell’illusione.
Gli elementi che di questa immagine la fotografia può cogliere sono l’espressione, il gesto, la composizione coreografica, la tensione del movimento, l’organizzazione dello spazio scenico, degli arredi e delle luci.
La trasposizione dal linguaggio teatrale a quello fotografico presuppone inevitabilmente una modificazione del ritmo narrativo, un’interpretazione delle forme, la totale esclusione degli aspetti energetici e vocali e di tutti quelli non strettamente connessi all’immagine.
Inoltre occorre tenere presente che il teatro è per lo più imitazione della realtà, e che anche la fotografia è un’immagine della realtà.

Quindi la fotografia di teatro è un’immagine di un’immagine, un doppio passaggio che genera una complicazione dal lato della comunicazione e può provocare delle incertezze in chi è chiamato a leggere questo tipo di immagini.
Il messaggio convogliato nella fotografia di teatro può avere comunque una sua originalità, rinunciando ad ogni pretesa di documentazione e cercando invece di suggerire una visione autonoma dello spettacolo.

Ed è proprio in questa direzione che ho sempre orientato la mia ricerca, trovando recentemente anche  nel mezzo digitale uno strumento efficace alla  rappresentazione del teatro.

Così in questa mostra presento una piccola selezione della mia ricerca fotografica sul teatro, iniziata nel 1977, e tuttora in corso, dopo aver raggiunto obiettivi parziali verificati periodicamente con esposizioni e pubblicazioni.
La ricerca, presentata per la prima volta nel 1994 con il titolo “teatro&immagine” , è stata realizzata con gli spettacoli di compagnie che hanno scritto la storia del teatro, quali il Living Theatre, Tadeusz Kantor, i Sankai Juko, Lindsay Kemp, aggiornata fino ad oggi con la presentazione delle “performances” di gruppi emergenti nel panorama del teatro di ricerca contemporaneo, quali la Compagnia Quelli di Grock, i Motus, il Teatro Valdoca, il Teatro delle Moire e tanti altri gruppi presenti ai Festival milanesi.

BIO

Roberto Rognoni è nato a Cittiglio, in provincia di Varese, vive e lavora a San Donato Milanese.

Inizia a fotografare nel 1965 individuando, per la sua ricerca, temi ben precisi e circoscritti: le fotografie di teatro, di viaggio, di paesaggio, i reportage a carattere documentaristico-sociale, e ultimamente gli audiovisivi fotografici digitali.

Nel 1999 ha promosso la costituzione dell’Archivio Fotografico Storico della Città di San Donato Milanese e dall’anno 2000 ne è il curatore.

Nel 1982 è stato insignito dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (F.I.A.F.) di Torino dell’onorificenza di B.F.I. (Benemerito della Fotografia Italiana) e nel 1987 di A.F.I. (Artista Fotografo Italiano).

Collabora con le riviste Tutti Fotografi (Editrice Progresso – Milano) e Fotoit (Editrice FIAF -Torino).

E’ il fotografo ufficiale della Compagnia Teatrale Quelli di Grock di Milano e ha collaborato inoltre con numerose compagnie.

Dal 2001 al 2006 è stato il fotografo di scena ufficiale del Festival Danae di Milano, organizzato dal Teatro delle Moire.

Sue immagini sono inserite nell’Archivio del Centro Italiano della Fotografia d’Autore della F.I.A.F. e nell’Archivio Fotografico Italiano di Castellanza (Va).

Da sempre affianca alla realizzazione delle immagini un impegno personale per la diffusione della cultura fotografica sul territorio.

E’ collaboratore del Dipartimento Attività Culturali della F.I.A.F e docente dell’Università della Terza Età di San Donato e San Giuliano Milanese.

www.robertorognoni.it

PROGRAMMA

27 novembre 2009

a breve disponibile il palinsesto delle mostre da gennaio a giugno 2010